Partiamo da qui
Il coperchio regge.
Ma a che prezzo?
Tutto il giorno incassi. La riunione in cui qualcuno dice una cosa fuori posto e tu sorridi. Il messaggio che ti fa salire il sangue e a cui rispondi «va bene» dopo dieci minuti.
E quel trattenere lo paghi fuori, non solo dentro. La trattativa in cui cedi mezzo passo perché vuoi solo che finisca. La cosa giusta che ti viene in mente venti minuti dopo la riunione. Il confronto che rimandi da tre settimane. Sono conti veri, e li paghi in silenzio.
Ogni giorno che trattieni:
perdi l'occasione di dire la cosa giusta al momento giusto;
passi la sera a rigirare conversazioni già finite;
scarichi in casa la tensione che hai accumulato fuori.
Non è gratis. Lo stai già pagando, solo che non ti arriva la fattura.
Poi torni a casa, e tuo figlio insiste sulla quarta cosa da niente della giornata. E alzi la voce. Per quella. Dopo ti senti uno schifo, perché lo sai benissimo che non era per quella.
Non è che quel giorno eri più nervoso. È che avevi trattenuto per undici ore, e all'undicesima e mezza non c'era più spazio.
Poi la sera ti sdrai e comincia il secondo turno. Rigiri la riunione con le risposte che avresti dovuto dare. Rifai il discorso a tuo figlio, questa volta calmo. Prendi una cosa piccola e la gonfi finché diventa un mostro.
È tutta immaginazione, e sei bravissimo a farla: nessuno te l'ha insegnata, eppure ti riesce naturale usarla contro di te. La buona notizia è che lo stesso strumento si gira dall'altra parte.
Trattenere è tenere il coperchio su una pentola che bolle: funziona, e funziona bene, finché regge il coperchio. La calma di cui parlo io è quando sotto smette di bollire. Per arrivarci la forza di volontà non serve, serve una tecnica. Nel mio metodo quella tecnica è una discesa, e comincia dal corpo.